Van Gogh : Munch

In 10 anni a Milano, sono riuscita a non salire sul Duomo, non entrare al cimitero Monumentale, non visitare il Cenacolo e non fare altre innumerevoli cose che il turista medio certamente ha avuto modo di spuntare dalla Lonely Planet.

In vista del mio approdo da migrante ad Amsterdam, come da abitudine ho fatto 1000 progetti e fatto altrettante promesse a me stessa. Il tutto prontamente rinnovato con l’arrivo del nuovo anno. Tra questi vi era l’idea di lasciare da parte la pigrizia ed esplorare la città, partecipare ai suoi eventi, essere un po’ cittadina ed un po’ turista.

Perché difatti quando ti trasferisci in una nuova città, all’inizio noti solo gli aspetti positivi, quelle cose che in qualche modo validano la tua scelta. Sei completamente innamorata, con la conseguente carica di energia e assenza di giudizio. Col passare del tempo, l’euforia iniziale lascia il posto alla routine e ti dimentichi di osservare con lo stupore e meraviglia iniziali il luogo dove hai scelto di vivere. Va da se che poi rischi di non andare a quella mostra perché preferisci dormire e non visiti quel museo perché: “tanto ci vivo a Milano e posso andarci quando voglio”.

Sono considerazioni di questo tipo che mi portano alle 8:45 di una gelida ma soleggiata domenica mattina a mettermi in fila davanti al museo di Van Gogh, confondendomi tra i turisti.

Guardando attentamente è tuttavia facile scovare l’intrusa. Arriva in bici (sua non a noleggio), ha la museumkaart, si munisce prontamente di un cappuccino rovente per ingannare l’attesa e ha un cappotto decisamente troppo leggero per la stagione.

Il museo di Van Gogh è probabilmente la seconda attrazione dopo la Anne Frank Huis. Negli orari di punta il suo perimetro si affolla di studenti e turisti in attesa di entrare. Tristemente, una volta all’interno, una buona fetta delle persone procede velocemente attraverso i 3 piani alla ricerca dei famosi “Girasoli”, ignorando buona parte delle opere. Oppure, dopo qualche giro a vuoto affranta si decide a chiedere al personale dove si trovi “L’Urlo” (Di Munch). Ovviamente sentendosi rispondere che hanno sbagliato pittore.

Io i Girasoli li avevo giá visti.
Van Gogh, quello dei libri di arte del liceo non lo ho mai trovato particolarmente interessante. Probabilmente mi sono sempre soffermata all’immagine superficiale del pazzo che si taglia un orecchio.
L’Urlo (sapendo benissimo che fosse di Munch), l’ho trovato praticamente subito, ma solo per via dell’esposizione temporanea “Van Gogh: Munch”.

Questi due pittori, peró, ho avuto l’impressione di averli scoperti per la prima volta in quella domenica. Nella mia solitudine e con l’atmosfera ovattata creata dall’audioguida.

La sofferenza, il genio, la follia e la profonda solitudine. Vite, una breve e l’altra molto lunga, vissute in parallelo, senza mai incontrarsi. Vite espresse pennellata dopo pennellata.

“Prima sogno i miei dipinti. Poi dipingo i miei sogni”
Vincent Van Gogh

 

 

 

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